Laura Morante regista di Assolo è pur sempre un’ottima attrice

Assolo

Assolo, secondo film firmato da Laura Morante da regista, condivide la vivacità del percorso biografico dell’autrice ma pure l’insicurezza e un certo caos ♦

Non c’è che dire, Laura Morante è un’attrice brava e sensibile, contrassegnata da una dolcezza e femminilità che l’età non sembra offuscare, anzi. Queste doti immancabilmente si colgono nei ruoli che ha indossato nel tempo, dall’indimenticata Bianca alle varie Vittoria, Cecilia, Paola, Giulia, giù giù fino a questa Flavia, protagonista di Assolo.
Laura Morante è anche una donna colta e raffinata, che in questo film dirige per la seconda volta se stessa dopo l’esordio nel 2012 con Ciliegine. Lo fa attingendo a piene mani alla sua personale biografia: non solo perché chiama a raccolta ex mariti, figli, amici e colleghi a vario titolo coinvolti nel progetto; ma anche perché il personaggio appare credibile nei tratti che condivide con l’autrice stessa.
Di Laura Morante, la protagonista del film rispecchia carattere e vicissitudini, la schiera italofrancese di mariti e compagni, in numero di tre, la famiglia allargata e il leitmotiv psicoanalitico in cui è adombrata l’esperienza reale dell’autrice, che si confessa afflitta da patologica insicurezza, in analisi dall’età di 38 anni, e che in un’intervista di qualche tempo fa spiegava di avere “un’attività onirica fatta di immagini precise. Rimandi. Convergenze. Con i differenti psicanalisti che si sono succeduti negli anni al mio fianco ne ho discusso spesso.”

Con tali premesse e ingredienti, l’assolo di Laura Morante ruota attorno a una crisi di mezza età e a un assunto postfemminista, riconducibile a poche massime non proprio originali, tipo che il mondo è pieno di uomini mediocri di cui si può fare a meno, che “si può esser felici anche fuori dal coro” e che le donne dovrebbero anzitutto amare se stesse e darsi piacere, giacché, se non ami te stessa, chi lo farà? Sul tema compone una commedia leggera, non priva di notazioni acute e momenti spassosi, culminanti nello sberleffo finale, e in cui figura accanto alla protagonista almeno una figura di spicco, la sovrastante psicoanalista “dottoressa Grünewald” interpretata da una Piera Degli Esposti fuoriclasse.
E siccome Laura Morante dispone anche di un solido background di letture, visioni e frequentazioni selezionate, come fonte di ispirazione del suo stile acerbo di regista entra più o meno consciamente un mondo variegato di reminiscenze e di auteurs. Ci sono Nanni Moretti e Federico Fellini – quasi citato quest’ultimo nella sequenza onirica iniziale – con annessa la scelta di Nicola Piovani per le musiche. Ma c’è prima di tutto Woody Allen, manco a dirlo, e tanta raffinata commedia francese, a cominciare dai film della coppia Jaoui-Bacri da cui è ripresa para para la gag della scuola guida (vedi Quando meno te lo aspetti). E potremmo aggiungere anche riferimenti meno ricercati, come Il favoloso mondo di Amélie e la serie tv Sex and the City.
Purtroppo non bastano tanti stili a farne uno solo. E purtroppo la levità della commedia è zavorrata, oltre che da un cast per lo più incongruo – che mette insieme la figlia Eugenia, Francesco Pannofino e Lambert Wilson – anche dall’affastellarsi di stili e motivi narrativi. La voce narrante, per dirne una, monopolizza la parte iniziale del racconto con una prosa tutt’altro che lieve, irrigidita nella sovrabbondanza di aggettivi e nella dizione marziale dell’attrice: “Paragonando il fallimento dei miei due matrimoni all’eclatante riuscita del secondo matrimonio dei miei due ex mariti mi esporrei a un implicito umiliante confronto con le loro attuali mogli”. Risulta fuori luogo pure l’insistenza sulla milonga, passatempo da single e separati, che con le sue lungaggini si somma alle sedute di psicoanalisi e alle visioni oniriche nel fare da contrappunto al percorso di emancipazione di Flavia.
Insomma, Assolo si può definire un film affondato nel personale percorso biografico della sua autrice, del quale condivide la vivacità, la ricchezza ma in ultima analisi l’insicurezza e un certo caos. Decisamente preferiamo Laura Morante davanti alla macchina da presa.

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