Balle spaziali, AstroSamantha dà lezioni di giornalismo

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"Un'ultima occhiata prima di dormire" (Samantha Cristoforetti su Twitter)

Il caso della falsa intervista a Samantha Cristoforetti, che ha spopolato sui social, si è tradotto in una imperdibile lezione di giornalismo impartita da una astronauta a chi, nelle redazioni, calpesta l’etica della professione

Quella delle false interviste costituisce una patologia non ignota della professione giornalistica. Qualcuno ricorderà tra gli altri il clamoroso caso di Tommaso Debenedetti, nipote del celebre Giacomo e produttore seriale di interviste inventate, che prima di essere scoperto era riuscito a piazzare decine di pezzi a caporedattori distratti, peraltro con una perizia tale da aprire quasi la strada alla nascita di un genere letterario (ne scrive Il Post qui).

Ben diverso è tuttavia l’incidente in cui è incorsa una anonima testata giornalistica on line, che giorni fa ha pubblicato una intervista con l’astronauta Samantha Cristoforetti, di per sé piuttosto malfatta e mal scritta, ma che soprattutto l’intervistata non aveva mai rilasciato.

Quanto sventata sia stata l’iniziativa lo dice il prosieguo, che è tutto da raccontare. Perché la mitica AstroSamantha, che non aveva voluto concedere il tempo di un’intervista quando le era stato chiesta attraverso i consueti canali, ha sottratto parte del suo prezioso tempo al proprio lavoro per scrivere una lettera aperta all’autrice dell’articolo in cui stigmatizza pubblicamente l’accaduto.

Subito diventata virale sui social, la lettera non contiene solo la protesta legittima della danneggiata, ma una impeccabile e nella sostanza beffarda lezione di deontologia professionale all’indirizzo della giornalista autrice del falso. Che comincia richiamando un principio basilare della credibilità del giornalismo on line:

Ieri sono venuta a sapere che su un periodico online, descritto sul sito medesimo come “testata giornalistica registrata presso il tribunale di Roma”, era stata pubblicata una mia intervista, che non ho mai rilasciato. Ho segnalato la cosa all’ufficio comunicazione dell’Agenzia Spaziale Europea, che a sua volta ha contattato la redazione. L’intervista è stata rimossa poco dopo, nonostante avessi chiesto che restasse online con un paragrafo introduttivo di spiegazione e di scuse a lettori e lettrici. Ritengo che errori come questo non vadano cancellati, ma riconosciuti e corretti. Rimuovere il pezzo non aiuta chi l’ha già letto e preso per autentico.

Alla destinataria della missiva, che sceglie con magnanimità di citare con uno pseudonimo, Samantha Cristoforetti infligge una dissezione dell’intervista, mettendone in evidenza non solo le falsità, ma anche il pressapochismo e la superficialità con cui è stata scritta e copincollata. Il tono della lettera muove tra una gelida severità e un pacato tono pedagogico che fa ancora più male: “Se pensasse che la sua sia stata una innocente leggerezza, cara Lucia Rossi, dovrei dirle che lei è troppo indulgente con sé stessa. Allo stesso tempo mi rammarico sinceramente per Lei, poiché le circostanze della vita, all’evidenza, l’hanno portata a svolgere un lavoro a cui non attribuisce importanza.”

Tutta da leggere, questa lettera di AstroSamantha non ha solo l’effetto esilarante di ergere l’astronauta a siderale altitudine rispetto a basse pratiche di sopravvivenza in redazione come quelle di cui è stata vittima. Essa mette anche il dito su una piaga vera del giornalismo, sovente ammessa anche dagli addetti ai lavori, come quello che ha pubblicato un suo commento su Wired:

Perché è stata fatta [l’intervista, n.d.r.] nonostante il rifiuto è impossibile dirlo. Disperata ricerca di clic, un caporedattore che preme per ottenere qualcosa e lo vuole a tutti i costi, etica  professionale di un pirata malese, voglia di vedere il mondo bruciare, ormai non ha più senso chiederselo.

Viene da dire che la testata probabilmente sapeva, le interviste false sono una triste realtà, di solito sono innocue e piene di luoghi comuni e non dicono niente, come questa, solo che stavolta hanno fatto la falsa intervista alla persona sbagliata.

I giornalisti, a forza di affollare i dibattiti sulle fake news, talvolta dimenticano di guardare il nemico in casa propria. Laddove la fretta, la concorrenza e la competizione, in carenza di etica professionale, possono trasformare un intraprendente cronista in un fabbricatore di false notizie. Di norma impunito. A meno che il malcapitato non si imbatta negli strali di AstroSamantha, nel qual caso ci auguriamo di non trovarci nei suoi panni.

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