Christo, la passerella arancione e l’arte di mettersi in coda

Pazienza, ombrelli e creme solari armano l’esercito di visitatori diretto al Lago d’Iseo per camminare sui Floating Piers ideati dall’artista bulgaro-statunitense ♦

Il vero capolavoro è lui, l’arzillo artista ultraottantenne – strafamoso fin dagli anni sessanta per impacchettare edifici – che si firma Christo and Jeanne-Claude a perpetuare il sodalizio con la moglie, mancata ormai vari anni fa. È un piacere vedere le foto che lo ritraggono in jeans, giacca a vento e calosce, la chioma canuta arruffata dalle intemperie, saltellare con entusiasmo indomito sul cantiere del suo ultimo progetto artistico.
Installato in Italia, sulle rive del lago d’Iseo, The Floating Piers è un gigantesco pontile galleggiante modulare di un vistoso color giallo arancio che attraversa le sponde del lago lombardo collegandole in un paio di punti alle sue isolette. Linfa al progetto la danno i visitatori che l’artista chiama a raccolta suggerendo di percorrere il ponte flottante a piedi, possibilmente senza scarpe: per sperimentare, dice, la sensazione di camminare sull’acqua – o eventualmente sul dorso di una balena – e per cogliere le cangianti tonalità rosse e dorate che accendono il manto giallo lambito dalla luce e dall’acqua.
L’indeterminatezza del significato, estetico o funzionale che sia, fa parte del gioco trattandosi programmaticamente di “arte non necessaria”. Comunque Christo non rinuncia a offrire argomenti e chiavi di lettura, spiegando in un’intervista al Corriere della sera che “Il progetto è disegnato secondo linee direttrici obbligate e questo è stato molto importante per contrastare la forma organica dell’isola”: un modo tecnico ed elegante per dar conto di quell’aspetto simile a un nastro adesivo fosforescente steso su una cartolina di “souvenir e saluti dal Lago di Iseo”.
L’artista dice anche che “lungo le passerelle si produce un vero flusso energetico. Ed è un progetto molto fisico, non è come il nastro mobile degli aeroporti.” ; e pazienza se l’esperienza sensoriale si fonda su 220 mila cubi di polietilene ad alta densità (HDPE, quella dei tappi delle bottiglie), rivestiti da una lenzuolata di 100 mila metri quadri di tessuto poliammidico sgargiante, ancorati al fondale del lago per mezzo di 150 blocchi di cemento armato da sette tonnellate l’uno.
Siccome l’evento è a termine – si concluderà il 3 luglio – e ad accesso gratuito, è partita subito la ressa delle grandi occasioni, alimentata dalla copertura mediatica. C’è persino una webcam puntata sulla passerella per tenere d’occhio in diretta chi passa. Sul ponte arancione si riversa da giorni una fiumana spropositata di gente accorsa a partecipare del gigantesco struscio e soprattutto a farsi immortalare tra chi ci è stato, magari rilasciando dichiarazioni al cronista o, in mancanza, twittando e posando per lo smartphone. Tutti pronti a giurare, con il presidente di Regione Maroni e altri vip di stazza variabile, che “è davvero una grande emozione”. Qualche scettico fa pure parte del cast: chi fa ironia, chi segnala i rischi inascoltato (Legambiente); mentre Vittorio Sgarbi e altri critici fanno la loro parte dando alimento al fronte dei guastafeste.
Senonché, man mano che passano i giorni, le cronache dell’evento assumono colorature diverse dal solare aranciò, raccontando di una vera e propria emergenza di ordine pubblico: caos alla stazione di Brescia, migliaia di viaggiatori bloccati, allerte meteo, malori a centinaia, autorità che dispongono la chiusura temporanea degli ingressi e via discorrendo.
Ma Christo ha la parola giusta per qualsiasi evenienza.
A chi lamenta la troppa ressa ricorda: “Solo una volta nella vita camminerete sulle acque per sedici giorni e non ci sarà mai più un altro Floating Piers nel mondo dopo il 3 luglio.”
E sull’attesa eccessiva: “Dovete avere pazienza, se avete fretta non venite a visitarlo, anche l’attesa è parte dell’esperienza”.
Condizioni meteorologiche avverse? Christo, imperturbabile come il suo omonimo, commenta: “Sono felice che ci sia stato tempo variabile così si è avuta la possibilità di apprezzare tutti i colori del progetto con cielo grigio e pioggia.”
Se invece brilla il sole raccomanda premuroso: “Mettetevi la crema solare, il telo riflette molto” e fa bella mostra del suo naso già scottato.
Ma sì, ha ragione lui, che si gode la sua creatura e può permettersi di plasmare con sapienza un po’ beffarda il suo pubblico. Sa come funziona il marketing applicato alla cultura. E non ignora certamente che sulla sua passerella arancione in mezzo al lago, come all’Expo o in Cappella Sistina, una sola cosa importa al pubblico. Esserci. E mettersi in coda.

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