Di nicchia in nicchia gli editori indipendenti difendono la bibliodiversità

Curiosità e scoperte girovagando tra gli stand di Più libri più libri, la Fiera nazionale della piccola e media editoria che si è appena conclusa a Roma ♦

L’acronimo è PLPL e sta per Più libri più liberi: la Fiera nazionale della piccola e media editoria, che si è appena conclusa a Roma, da ben quattordici anni anima nel periodo prenatalizio il Palazzo dei Congressi dell’Eur con una festosa kermesse, occasione ghiotta per lo shopping – cosa che in parte spiega i numeri del suo successo – ma anche sede di dibattiti e incontri professionali che attraggono l’interesse di addetti ai lavori. Esclusi per una volta i grandi marchi e gruppi editoriali, la fiera dà occasione per scoprire quanto e cosa producono centinaia di marchi e piccole imprese editoriali indipendenti attive nel nostro paese. All’indomani della fusione-monstre, prontamente ribattezzata Mondazzoli, che ha messo quel che resta della Rizzoli nelle mani del gruppo concorrente guidato da Marina Berlusconi, Più libri più libri dice così che l’editoria è molto di più di ciò che le concentrazioni e i megastore consentono di vedere.
Alcuni dati enfatizzati nell’occasione ben condensano il fenomeno: la metà dei nuovi titoli in Italia vengono pubblicati da imprese editoriali piccole e medie, che pure incidono per meno del dieci per cento sul valore complessivo del mercato. A questo si aggiunge l’altro dato fornito dall’AIE sugli autori italiani contemporanei di successo che, in sette casi su dieci, iniziano a pubblicare con un piccolo editore. Questi numeri dicono che, al di là della dimensione economica e oltre le ristrettezze in cui spesso operano, piccole aziende editoriali fanno il mestiere più nobile di editore, quello di esplorare letterature, scommettere sui talenti, proporre titoli facendosi guidare da curiosità intellettuale, da un progetto culturale, da un gusto artistico raffinato. Sono in tal senso gli indispensabili cento fiori da cui può emergere per selezione naturale la produzione culturale significativa del nostro tempo.
Non mancano in fiera editori indipendenti di solida reputazione, da Marcos Y Marcos, a Iperborea alle Edizioni Nottetempo per citarne alcuni. Ma è quello che il libreria non si trova a dare interesse all’evento. Non è semplice orientarsi nella varietà estrema. In generale, si sa, i libri sono troppi; spesso pure inutili, salvo per chi li scrive e chi li pubblica. Così, tra i 379 piccoli editori in mostra non mancano le produzioni irrilevanti di carta stampata, l’editoria autoprodotta e narcisisticamente autoriferita, le sciatterie e i libri usa e getta. Ma è la varietà in sé che genera un effetto corroborante. Non solo c’è una nicchia per tutti i gusti, ma è l’esplorazione stessa che invita a evadere dalle nicchie consuete abbandonandosi alla curiosità e all’incontro.

Già i nomi degli editori e di collana condensano promesse di personali avventure del cuore e dell’intelletto. Per esempio Caravan Edizioni e la sua collana Bagaglio a mano, allestita dentro una valigia, che allinea un bel numero di esplorazioni di testi narrativi contemporanei, latinoamericani e non solo, dai titoli bellissimi. Per dire: Scritto sulla tua terra, Quando parlavamo con i morti, La straordinaria tristezza del leopardo delle nevi.
O l’editrice Poiesis, che espone allo stand i versi del poeta Giuseppe Goffredo (Nessuna solitudine è più vera dell’azzurro dopo ogni spavento), che è anche l’editore in persona. Poiesis offre un ponte di culture tra le due sponde del Mediterraneo ospitando interessanti testimonianze dai conflitti del Medio Oriente, tra cui il recente Guardare dietro la montagna, testimonianza della poetessa curda Bejan Matur sulla guerra tra l’esercito turco e il PKK.
Una gioia per gli occhi dei bibliofili è lo stand allestito dalla Nuova Editrice Berti di Parma, piccola realtà editoriale locale che lavora sulle riproposte di classici e chicche letterarie valorizzate da una veste elegante e un po’ retrò.
Talvolta la bibliofilia sconfina nel feticismo, con libri che sono soprattutto oggetti d’arte. Come le edizioni Il filo di Partenope, stampate su carte artigiane, che valgono per il testo ma anche per l’essere “introdotte” in copertina da vere e proprie operette d’artista, in edizione numerata: per esempio Il guarracino che andava per mare, canzone settecentesca riletta da Raffaele La Capria al prezzo di copertina di cinquanta euro. Contaminazione analoga si ritrova in una piccola rivista edita nel cuneese dall’associazione letteraria Ellin Selae, che in ogni numero “contiene un’opera d’arte originale (e non una riproduzione seriale), numerata e firmata, realizzata da un artista contemporaneo”.
Dal fumetto alla montagna, dalla calligrafia all’horror, dalla cucina alla filosofia, dai saperi locali ai temi globali ce n’è per tutti i gusti. Qui, lontani dall’ultima fatica di Bruno Vespa, anche quest’anno PLPL ha regalato una confortante esibizione di bibliodiversità. E tanto basta.

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